Il bagno nella foresta, o “bagno di foresta” – shinrin-yoku – è una pratica nata in Giappone all’inizio degli anni Ottanta, quando l’Agenzia forestale giapponese iniziò a promuovere l’immersione nei boschi come forma di prevenzione e tutela della salute mentale, dello stress e di educazione alla salute.
Il termine significa letteralmente assorbire l’atmosfera della foresta è un’esperienza lenta e consapevole in natura. A differenza del trekking, il bagno nella foresta non ha come obiettivo arrivare da qualche parte, men che mai in cima a una montagna, né percorrere molti chilometri o migliorare la prestazione fisica: in questa pratica si cammina piano, spesso in silenzio, lasciando che il corpo si sintonizzi con l’ambiente, tra il fruscio delle foglie e gli odori di resina e terra, mentre la luce filtra dai rami.
E questa attenzione a ciò che si percepisce, con qualsiasi senso (tatto, olfatto, odorato, vista – gusto forse meglio di no se non si conoscono le erbe), aiuta a interrompere il flusso continuo dei pensieri per passare gradualmente da uno stato di allerta a uno stato di maggiore calma, sia mentale che fisica. Non è necessario parlare ed è fortemente sconsigliato fotografare o controllare il telefono. Anzi, una delle difficoltà iniziali è proprio abituarsi a non trasformare l’esperienza in una performance o in un contenuto da condividere sui social.
Secondo il biologo Edward Wilson gli esseri umani possiedono una naturale tendenza a cercare connessione con le forme viventi e in questa prospettiva, il benessere provato nei boschi non sarebbe casuale: per gran parte della storia evolutiva, l’essere umano ha vissuto immerso in ambienti naturali. E in una società del tutto innaturale, dominata da velocità, notifiche e produttività, camminare nel verde incontaminato (o quasi) senza meta può essere rigenerante.
La ricerca scientifica ha studiato il rapporto tra ambienti naturali e salute, mostrando che l’esposizione al verde può contribuire a ridurre stress, ansia e affaticamento mentale. E non parliamo di giardinaggio o di una passeggiata al parco sotto casa. Alcuni studi specifici sullo shinrin-yoku hanno osservato una diminuzione del cortisolo, l’ormone associato allo stress, un abbassamento della pressione sanguigna e un miglioramento dell’umore dopo passeggiate lente dentro a una foresta rispetto ad ambienti urbani, per quanto “verdi”.

Uno degli aspetti più interessanti comunque riguarda il sistema immunitario: gli alberi rilasciano nell’aria composti organici volatili chiamati fitoncidi, tra cui diversi terpeni, come alfa-pinene, limonene e beta-pinene. Queste sostanze, prodotte dalle piante per difendersi da insetti, funghi e batteri, vengono inalate durante la permanenza nel bosco e alcune ricerche, in particolare quelle condotte dal medico giapponese Qing Li, hanno collegato l’esposizione ai fitoncidi a un aumento dell’attività delle cellule chiamate Natural Killer, cellule del sistema immunitario coinvolte nella difesa dell’organismo.
Naturalmente il bagno nella foresta non è una cura miracolosa né sostituisce terapie mediche, psicoterapiche o psicologiche. È però una pratica accessibile, almeno per la maggior parte delle persone, e a basso costo. Anche perché la caratteristica centrale del bagno nella foresta non è osservare, né ascoltare, né camminare ma è l’attenzione sensoriale. Non si va nel bosco per fare qualcosa ma per percepire.
Stiamo parlando del progetto “Bin n’tel Bosc”, progetto proposto dal Parco delle leAlpi Marittime e l’Impresa Sociale Weco. Tra progetti di formazione, terapia forestale e centinaia di beneficiari, in Piemonte il bosco diventa luogo di salute e inclusione. “L’obiettivo è costruire una comunità di pratiche intorno al benessere in natura, per far sì che questa proposta non resti un’esperienza isolata ma diventi parte integrante dell’offerta del territorio”, spiegano gli organizzatori
Nel 2025 si è avviata una sperimentazione della terapia forestale per pazienti psichiatrici in collaborazione con l’ASL CN1.
Gli accompagnamenti presso la valle Pesio, sono iniziati a marzo e sono proseguiti nei mesi sucessivi, con l’obiettivo di definire protocolli terapeutici validi e replicabili. Anche in questo caso, i primi risultati sono molto incoraggianti.
Ma il bosco è per tutti:nel 2025 si sono svolte attività con i gruppi della terza età (in collaborazione con Auser provinciale di Cuneo) e con l’Unione Ciechi e Ipovedenti, e sono continuate le attività con le scuole che complessivamente hanno cinvolto 800 studenti.

Anche l’estate 2026 porterà i nuove iniziative aperte al pubblico e, si spera, la certificazione di alcuni boschi come aree terapeutiche, con l’inserimento nella rete nazionale dei boschi del benessere.
Nel frattempoè continuata la formazione con nuovi workshop dedicati a chi vuole portare il forest bathing nel proprio ambito professionale – dalle guide ambientali agli educatori, dagli operatori sanitari ai promotori turistici.
Per quanto riguarda le uscite riservate all’AUSER ecco il programma:
- venerdì 12 giugno 9.30 – 12.30 e venerdì 19 giugno 14.30 – 17.30 AUSER MONDOVI’
- mercoledì 24 giugno 14.30 – 17.3 0 e venerdì 3 luglio 9.30 – 12.30 AUSER CUNEO
- venerdì 10 luglio 9.30 – 17.30 AUSER SAVIGLIANO
- mercoledì 15 luglio 14.30 – 17.30 AUSER FOSSANO
Per informazioni siete pregati di rivolgervi alle rispettive sedi AUSER


